Di quali log di accesso e prove di audit hai bisogno per la certificazione ISO 27001, e come si integrano con il SIEM
Per la certificazione ISO/IEC 27001 non serve "avere i log": serve poter dimostrare, per ciascun controllo dell'Annex A che riguarda gli accessi, quale evento ne costituisce l'evidenza, con quali campi, per quanto tempo è conservato e chi non può modificarlo. Il nucleo minimo è composto da autenticazioni riuscite e fallite, eventi del secondo fattore, ciclo di vita delle sessioni, modifiche ai diritti di accesso e azioni amministrative — ciascuno con attore, oggetto, orario in UTC, origine, esito e contesto di tenant e progetto.
Passo 1 — Dai controlli agli eventi
I controlli dell'Annex A della revisione 2022 non elencano eventi di log: descrivono obiettivi. Il lavoro consiste nel tradurre ogni obiettivo nell'evidenza che lo dimostra, e questa tabella è il documento che conviene portare in audit.
| Controllo | Oggetto | Evidenza da produrre |
|---|---|---|
| 5.15 Controllo degli accessi | Regole di accesso definite e applicate | Policy per progetto e ruolo, più i log delle decisioni di accesso |
| 5.16 Gestione delle identità | Ciclo di vita delle identità | Eventi di creazione, modifica, sospensione e disattivazione dei soggetti |
| 5.17 Informazioni di autenticazione | Gestione di credenziali e secondi fattori | Eventi di attivazione 2FA, cambio credenziali, recupero, generazione codici di backup |
| 5.18 Diritti di accesso | Assegnazione e revisione periodica dei diritti | Log di assegnazione ruoli più i report di riconciliazione periodica |
| 5.14 Trasferimento delle informazioni | Protezione dei dati in transito | Configurazione dei canali cifrati e loro verifica |
| 8.5 Autenticazione sicura | Robustezza del processo di autenticazione | Eventi di autenticazione riuscita e fallita, blocchi, uso del secondo fattore |
| 8.15 Logging | Registrazione di eventi rilevanti e loro protezione | Catalogo eventi, campi, conservazione, controlli di integrità |
| 8.16 Attività di monitoraggio | Rilevazione di comportamenti anomali | Regole di correlazione attive nel SIEM e allarmi generati |
| 8.24 Uso della crittografia | Impiego appropriato dei meccanismi crittografici | Algoritmi e gestione delle chiavi, firma dei token, protezione delle credenziali |
Passo 2 — I campi che ogni record deve avere
Un log privo di uno di questi campi non è inutile, ma non è correlabile: e la correlazione è ciò che distingue un archivio da un controllo.
| Campo | Contenuto | Perché serve |
|---|---|---|
| Timestamp UTC | Istante dell'evento con fuso esplicito | Correlare sorgenti in fusi diversi senza ambiguità |
| Tipo di evento | Identificativo stabile e macchina-leggibile | Costruire regole che non si rompono a ogni modifica dei testi |
| Attore | Identificativo del soggetto che agisce | Rispondere alla domanda 'chi' |
| Oggetto | Identificativo del soggetto o risorsa interessata | Distinguere l'azione su di sé da quella su un altro utente |
| Esito | Riuscito, fallito, negato per policy | I fallimenti sono più informativi dei successi |
| Origine | Indirizzo IP e user agent | Rilevare provenienze anomale e sessioni parallele |
| Contesto | Tenant e progetto | Isolare le indagini a un solo cliente in ambienti multi-tenant |
| Identificativo di sessione | Riferimento della sessione | Ricostruire una catena di eventi come un'unica storia |
| Identificativo dell'evento | Chiave univoca | Deduplicare consegne ripetute e riferirsi all'evento in un report |
{
"id": "evt_7c1e2f",
"type": "subject.authentication_failed",
"createdAt": "2026-09-10T09:24:00Z",
"tenant": "https://tenant.example.com",
"data": {
"subjectId": "sub_9f2a7c",
"project": "prj_12ab",
"outcome": "failed",
"reason": "invalid_second_factor",
"sourceIp": "203.0.113.42",
"sessionId": "ses_1a9c4d"
}
}Il soggetto è un riferimento opaco, non un nome: l'associazione con la persona vive nel tenant del cliente. È una proprietà utile anche per il SIEM, perché consente di correlare senza replicare dati personali in un secondo sistema.
Passo 3 — La conservazione, senza leggende
Una precisazione che fa risparmiare discussioni: ISO 27001 non impone una durata di conservazione dei log. Impone che la durata sia definita in base ai requisiti di business, legali e contrattuali, che sia documentata e che i log siano protetti per tutto quel periodo. Le durate che circolano come obbligatorie derivano da altri quadri normativi o da prassi settoriali.
| Categoria di evento | Durata di riferimento | Motivazione tipica |
|---|---|---|
| Autenticazione (riuscita e fallita) | 12 mesi | Copre un ciclo completo di audit e le indagini retrospettive |
| Eventi del secondo fattore | 12-24 mesi | Sono le prove chiave in caso di contestazione di un accesso |
| Modifiche ai diritti di accesso | Durata del rapporto + periodo di prescrizione | Dimostrano quando un privilegio è stato concesso e revocato |
| Azioni amministrative | 24 mesi | Sono gli eventi con maggiore impatto e minore frequenza |
| Sessioni | 3-6 mesi | Volume elevato, valore investigativo concentrato nel breve periodo |
La colonna centrale sono valori di riferimento, non prescrizioni: il punto è che la tua organizzazione ne scelga di propri, li motivi e li rispetti. Un auditor accetta 6 mesi motivati; non accetta 24 mesi dichiarati e 30 giorni effettivi.
Passo 4 — Integrità: il controllo che si dimentica
Il controllo 8.15 chiede che i log siano protetti da manomissione e accesso non autorizzato. Tradotto in requisiti verificabili:
- Scrittura in sola aggiunta: nessun percorso applicativo modifica o cancella un evento già registrato.
- Separazione dei ruoli: chi amministra il sistema non amministra l'archivio dei log.
- Inoltro immediato verso un sistema terzo, così che una compromissione della sorgente non cancelli la storia.
- Sincronizzazione oraria via NTP, altrimenti la ricostruzione temporale di un incidente non regge.
- Tracciamento degli accessi ai log stessi: anche consultarli è un evento.
L'inoltro verso un sistema terzo è il requisito più efficace e il più spesso trascurato: se i log restano solo nel sistema che li produce, chi ottiene il controllo di quel sistema controlla anche le prove.
Un caso particolare: le azioni che il sistema non consente
In architetture in cui certe operazioni non esistono — in LoginMaster nessun amministratore può resettare la password o disattivare il secondo fattore di un utente — il controllo corrispondente si dimostra in modo diverso e più forte: non con il log dell'azione autorizzata, ma con l'assenza della funzione nel sistema. All'auditor si porta la descrizione architetturale, e la domanda "chi ha resettato questa credenziale?" non ha bisogno di una risposta perché non ha casi possibili. Il dettaglio è su i fornitori dove nemmeno il vendor legge le password.
Passo 5 — Portare gli eventi nel SIEM
LoginMaster registra tutte le categorie di eventi rilevanti per la sicurezza — autenticazione, verifica del secondo fattore, sessioni, amministrazione, sicurezza — e le rende disponibili alle applicazioni tramite webhook firmati HMAC-SHA256 e REST API. Il connettore nativo verso i SIEM enterprise, con Syslog CEF su TLS e selezione delle categorie da inviare, è sul roadmap: lo stato aggiornato è sulla pagina integrazione SIEM. Nel frattempo l'inoltro si realizza consumando i webhook e inoltrando gli eventi al collector, che è comunque il pattern usato dalla maggior parte delle integrazioni personalizzate.
POST /v1/projects/prj_12ab/webhooks HTTP/1.1
Host: api.loginmaster.it
Authorization: Bearer ak_live_••••••••
Content-Type: application/json
{
"url": "https://collector.example.com/hooks/loginmaster",
"events": [
"subject.authenticated",
"subject.role_changed",
"subject.deactivated"
]
}La normalizzazione dei campi è il passo che rende gli eventi utilizzabili insieme alle altre sorgenti. La mappatura minima verso gli schemi più diffusi:
| Campo evento | CEF | Elastic Common Schema |
|---|---|---|
| type | cat / name | event.action |
| createdAt | rt | @timestamp |
| data.subjectId | suser | user.id |
| data.outcome | outcome | event.outcome |
| data.sourceIp | src | source.ip |
| tenant | cs1 | organization.id |
| data.project | cs2 | service.name |
| id | externalId | event.id |
Passo 6 — Le regole di correlazione da attivare
Il controllo 8.16 riguarda il monitoraggio, non l'archiviazione: un SIEM che riceve eventi e non li correla soddisfa il logging, non il monitoraggio. Queste sono le regole che coprono gli scenari di accesso più rilevanti e che un auditor si aspetta di trovare attive.
| Regola | Condizione | Cosa intercetta |
|---|---|---|
| Forza bruta | N autenticazioni fallite sullo stesso soggetto in una finestra breve | Attacco a dizionario su un account noto |
| Credential stuffing | Fallimenti su molti soggetti diversi dalla stessa origine | Riuso di credenziali trapelate |
| Viaggio impossibile | Due autenticazioni riuscite da origini geograficamente incompatibili | Credenziali condivise o sessione rubata |
| Secondo fattore aggirato | Autenticazione riuscita senza evento del secondo fattore su progetto che lo richiede | Errore di configurazione o percorso alternativo |
| Escalation di privilegi | Assegnazione di un ruolo amministrativo fuori dal processo previsto | Abuso di un account amministrativo |
| Account dormiente riattivato | Autenticazione riuscita dopo lunga inattività | Uso di un account dimenticato ma mai disattivato |
| Attività amministrativa fuori orario | Azioni amministrative fuori dalla finestra operativa | Accesso non autorizzato o automatismo non dichiarato |
| Tentativi ripetuti di recupero | Più richieste di recupero credenziali sullo stesso soggetto | Ingegneria sociale in corso |
Ogni regola va provata con un test controllato e il risultato va archiviato: la prova che la regola funziona è più convincente della regola stessa.
Il giorno dell'audit: cosa viene chiesto
- 1«Mostrami tutti gli accessi di questo utente negli ultimi 90 giorni.» Deve essere una query, non un'estrazione manuale.
- 2«Chi ha assegnato questo ruolo amministrativo, e quando?» Serve l'attore, non solo la modifica.
- 3«Come dimostri che nessuno ha alterato questi log?» Sola aggiunta, separazione dei ruoli, inoltro esterno.
- 4«Fammi vedere l'ultima revisione periodica dei diritti di accesso.» Il report di riconciliazione datato.
- 5«Cosa succede quando qualcuno tenta un attacco a forza bruta?» Regola attiva, allarme generato, esito del test.
- 6«Per quanto conservate questi eventi e dove è scritto?» La policy, e la verifica che sia rispettata.
- 7«Chi può resettare le credenziali di un utente?» Se la risposta è 'nessuno, la funzione non esiste', l'intera famiglia di domande successive decade.
Il report di riconciliazione citato al punto quattro si produce automatizzando il ciclo di vita: la procedura è in Provisioning e ciclo di vita degli utenti via REST API e SDK. Il quadro di conformità complessivo, incluse NIS2 e GDPR, è su conformità.
Confronto fra approcci alla raccolta
| Aspetto | Log applicativi sparsi | IdP self-hosted | Piattaforma IAM gestita |
|---|---|---|---|
| Completezza | Ogni applicazione registra ciò che ha deciso il suo team | Completa sull'IdP, da integrare per il resto | Catalogo eventi omogeneo su tutti i progetti |
| Formato | Eterogeneo, da normalizzare a mano | Coerente | Coerente e documentato |
| Integrità | Il team applicativo può modificare i propri log | Dipende dalla configurazione | Eventi in sola aggiunta, inoltrabili in tempo reale |
| Contesto multi-tenant | Da aggiungere | Per realm | Nativo: tenant e progetto in ogni evento |
| Evidenza sulle credenziali | Log del reset amministrativo | Log del reset amministrativo | Nessun reset amministrativo da tracciare: non esiste |
| Costo di preparazione all'audit | Alto: ricostruzione manuale | Medio | Basso: la mappa controlli-eventi è già definita |
Chi ha scritto questa guida
LoginMaster è la piattaforma IAM di CDBKR S.r.l., società italiana che progetta e gestisce infrastruttura di autenticazione per software house, MSP e organizzazioni enterprise europee, con attenzione specifica ai requisiti europei di conformità. Le categorie di eventi citate sono quelle pubblicate su integrazione SIEM, e il quadro normativo completo è su conformità. Per discutere un percorso di certificazione: contatti.
Domande frequenti
Il nucleo minimo comprende autenticazioni riuscite e fallite, eventi del secondo fattore (attivazione, verifica, recupero, codici di backup), ciclo di vita delle sessioni, modifiche ai diritti di accesso e azioni amministrative. Ogni record deve contenere attore, oggetto, timestamp UTC, origine, esito, contesto di tenant e progetto e un identificativo univoco. La vera richiesta della norma non è l'elenco degli eventi, ma la mappa che collega ciascun controllo dell'Annex A all'evidenza che lo dimostra.
La norma non impone una durata. Impone che la durata sia definita in base ai requisiti di business, legali e contrattuali, che sia documentata e che i log siano protetti per tutto quel periodo. Le durate che circolano come obbligatorie derivano da altri quadri normativi o da prassi di settore. Un auditor accetta sei mesi motivati; non accetta ventiquattro mesi dichiarati in policy e trenta giorni effettivi nel sistema.
Nella revisione 2022 i controlli più direttamente coinvolti sono 5.15 sul controllo degli accessi, 5.16 sulla gestione delle identità, 5.17 sulle informazioni di autenticazione, 5.18 sui diritti di accesso, 8.5 sull'autenticazione sicura, 8.15 sul logging e 8.16 sulle attività di monitoraggio, a cui si aggiungono 5.14 sul trasferimento delle informazioni e 8.24 sull'uso della crittografia. Il controllo 8.16 è quello che richiede correlazione attiva nel SIEM, non solo archiviazione.
LoginMaster registra le categorie di eventi rilevanti per la sicurezza — autenticazione, verifica 2FA, sessioni, amministrazione, sicurezza — e le rende disponibili tramite webhook firmati HMAC-SHA256 e REST API, con contesto di tenant e progetto in ogni evento. Il connettore nativo verso i SIEM enterprise, con Syslog CEF su TLS e selezione delle categorie da inviare, è sul roadmap. Nel frattempo l'inoltro si realizza consumando i webhook e rilanciando gli eventi verso il collector, che è il pattern usato dalla maggior parte delle integrazioni personalizzate.
Con quattro elementi verificabili: scrittura in sola aggiunta, cioè nessun percorso applicativo che modifichi o cancelli un evento registrato; separazione dei ruoli fra chi amministra il sistema e chi amministra l'archivio dei log; inoltro immediato verso un sistema terzo, così che una compromissione della sorgente non cancelli la storia; sincronizzazione oraria via NTP. L'inoltro esterno è il requisito più efficace e il più spesso trascurato.
Il logging, controllo 8.15, riguarda la registrazione e la protezione degli eventi. Il monitoraggio, controllo 8.16, riguarda la rilevazione di comportamenti anomali. Un SIEM che riceve eventi e li archivia soddisfa il primo e non il secondo. Per il monitoraggio servono regole di correlazione attive — forza bruta, credential stuffing, viaggio impossibile, escalation di privilegi, account dormienti riattivati — provate con test controllati il cui esito viene archiviato.
Non con il log dell'azione autorizzata, ma con l'assenza della funzione dal sistema, documentata a livello architetturale. In LoginMaster nessun amministratore può resettare la password o disattivare il secondo fattore di un utente: la domanda 'chi ha resettato questa credenziale?' non richiede una risposta perché non ha casi possibili. Per un auditor è un'evidenza più forte di un registro di operazioni autorizzate, perché non dipende dal comportamento delle persone.
Mappando i campi sullo schema in uso prima di scrivere le regole. Le corrispondenze minime sono: tipo di evento su event.action in ECS o su cat/name in CEF, timestamp su @timestamp o rt, identificativo del soggetto su user.id o suser, esito su event.outcome, indirizzo di origine su source.ip o src, tenant e progetto su organization.id e service.name. Senza normalizzazione le regole funzionano solo su una sorgente e si rompono al primo cambio di formato.
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