Come implementare un'architettura Zero Trust con accesso a privilegio minimo partendo dalla gestione delle identità

Team LoginMaster

Un'architettura Zero Trust con accesso a privilegio minimo si implementa partendo dall'identità in tre mosse: portare ogni login su un unico punto di decisione (una piattaforma IAM integrata via SDK o REST API, con SSO e MFA), ridurre ogni identità — umana e non umana — ai soli permessi necessari per tenant e progetto, e rendere la revoca immediata e misurabile. Con LoginMaster la segmentazione avviene già nel livello di identità: ogni tenant e progetto ha chiavi crittografiche proprie, ogni token porta una doppia firma (Tenant e Cloud), e nemmeno il fornitore è una parte fidata, perché i dati personali restano sul tenant del cliente.

Questa è la guida operativa. Se cerchi la definizione del modello e dei suoi principi parti da cos'è lo Zero Trust; se vuoi vedere i controlli di prodotto, sono su Zero Trust con LoginMaster.

Perché partire dall'identità e non dalla rete

Le iniziative Zero Trust che partono dalla rete (microsegmentazione, ZTNA, sostituzione della VPN) si bloccano spesso alla stessa domanda: "chi è, esattamente, l'entità che sta chiedendo l'accesso, e cosa dovrebbe poter fare?". Se la risposta vive in dieci applicazioni con dieci basi utenti diverse, nessun componente di rete può prendere una decisione corretta. Il punto di partenza pratico è quindi il piano di controllo dell'identità: un solo posto in cui l'identità è verificata, il contesto è noto e la policy è dichiarata.

  • Le credenziali compromesse restano uno dei vettori di accesso iniziale più frequenti: un controllo sull'identità le neutralizza a prescindere dalla rete da cui arrivano.
  • Il lavoro remoto, i SaaS e i partner esterni hanno già spostato le richieste fuori dal perimetro: l'identità è l'unico attributo che viaggia con ogni richiesta.
  • Il privilegio minimo è per definizione una proprietà delle identità e dei ruoli, non degli indirizzi IP.
  • NIS2 (art. 21) e ISO/IEC 27001:2022 (controlli 5.15-5.18 e 8.5) chiedono evidenze su controllo degli accessi, gestione delle identità e autenticazione sicura: partire dall'identità produce anche le prove di audit.

I riferimenti: NIST SP 800-207 e CISA ZTMM 2.0

NIST SP 800-207: i sette principi tradotti in requisiti di identità

La Special Publication 800-207 del NIST (agosto 2020) definisce l'architettura di riferimento: un Policy Decision Point (Policy Engine + Policy Administrator) che decide, e un Policy Enforcement Point che applica la decisione davanti alla risorsa. Nell'approccio "identity-driven" descritto dal documento, il PDP è in larga parte la piattaforma IAM. I sette principi, letti dal punto di vista dell'identità:

Principio NIST SP 800-207Cosa significa per l'identitàRequisito concreto
1. Ogni sorgente di dati e servizio è una risorsaAnche API interne, code MQTT e console di amministrazione hanno bisogno di un controllo di accessoOgni applicazione integrata con l'IAM via SDK o REST API, nessuna eccezione per gli strumenti interni
2. Ogni comunicazione è protetta a prescindere dalla reteEssere nella LAN non concede nullaToken verificati su ogni richiesta, TLS anche sul traffico interno
3. Accesso concesso per sessioneLa fiducia non si eredita dalla sessione precedenteDurata delle sessioni per progetto, revoca server-side
4. Accesso deciso da policy dinamicaLa decisione dipende da chi, cosa e in quale contestoPolicy statiche per tenant, progetto e ruolo, dichiarate e versionabili; i segnali di rischio in tempo reale arrivano da altri livelli (rete, endpoint)
5. Integrità e postura degli asset monitorateAnche dispositivi e workload sono soggetti verificatiIdentità device e di servizio dedicate, credenziali revocabili singolarmente
6. Autenticazione e autorizzazione dinamiche, applicate prima dell'accessoNiente accesso "provvisorio" in attesa di verificaMFA prima del rilascio della sessione nei contesti in cui è obbligatoria
7. Raccolta di informazioni per migliorare la posturaGli eventi di identità alimentano il miglioramentoEventi di identità raccolti e analizzati (connettore SIEM nativo in roadmap)

CISA Zero Trust Maturity Model 2.0: dove sei oggi sul pilastro Identity

Il modello di maturità della CISA (versione 2.0, aprile 2023) organizza lo Zero Trust in cinque pilastri — Identity, Devices, Networks, Applications and Workloads, Data — con tre capacità trasversali (Visibility and Analytics, Automation and Orchestration, Governance) e quattro stadi: Traditional, Initial, Advanced, Optimal. Usalo come autovalutazione prima di pianificare, non come checklist di conformità.

Area (pilastro Identity)TraditionalInitialAdvancedOptimal
AutenticazionePassword, MFA sporadicaMFA sugli amministratori e sugli accessi remotiMFA per policy su tutte le applicazioni, SSO federatoVerifica continua, fattori resistenti al phishing ovunque
Archivi di identitàUna base utenti per applicazioneConsolidamento parziale su un IdPIdentità centralizzate, federazione con i partnerIdentità unificate per umani e non umani, governate da un unico piano
Valutazione del rischioNessunaRegole statiche manualiPolicy per contesto (ruolo, risorsa, sessione)Valutazione automatica e continua del rischio
Gestione degli accessiPrivilegi permanenti, revoca manualeRuoli definiti ma ampiPrivilegio minimo per risorsa, sessioni a durata limitataAccesso just-in-time e just-enough, automatizzato
Visibilità e analisiLog locali non correlatiLog centralizzati per alcune applicazioniEventi di identità centralizzati e correlatiAnalisi continua con risposta automatica

Fase 1 (giorni 0-30) — Visibilità e un solo punto di decisione

Inventario: le identità che nessuno ha censito

L'inventario non è un foglio con i nomi dei dipendenti. Per ogni applicazione servono quattro informazioni: chi accede, con quale tipo di credenziale, con quali privilegi effettivi, e chi è il responsabile che può dire se quei privilegi sono ancora giustificati.

Categoria di identitàDove si nascondeDomanda da porsi
DipendentiDirectory aziendale, account locali delle applicazioniEsiste un account locale che bypassa il SSO?
Esterni e consulentiAccount creati a mano, mai scadutiQuale contratto giustifica ancora questo accesso?
AmministratoriAccount condivisi "admin", root, break-glassChi conosce la password e quando è stata usata l'ultima volta?
Account di servizioFile di configurazione, variabili d'ambiente, pipeline CI/CDQuesta chiave è usata da un solo servizio? Si può revocare senza rompere altro?
Dispositivi IoTChiavi cablate nel firmware, certificati condivisi fra lottiUn dispositivo compromesso espone le credenziali di tutta la flotta?
Agenti AIToken personali degli sviluppatori riusati dagli agentiL'agente agisce con i privilegi di una persona invece che con i propri?

Login centralizzato via SDK e REST API

Il primo risultato concreto è che nessuna applicazione verifica più una password per conto proprio: l'autenticazione, il secondo fattore e la policy sono delegati alla piattaforma IAM, che restituisce all'applicazione un token firmato. In LoginMaster ogni applicazione è un progetto con configurazione di sicurezza indipendente sulla stessa base utenti del tenant, e l'integrazione avviene con gli SDK ufficiali TypeScript e .NET o via REST API. Per i dipendenti il SSO con Microsoft Entra ID o Google Workspace, tramite OAuth 2.0 / OpenID Connect, fa sì che la directory aziendale resti la fonte di verità: la procedura è nella guida al SSO con Entra ID e Google Workspace.

MFA obbligatoria per gli amministratori dal primo giorno

Non serve aspettare il modello dei ruoli per proteggere gli account a maggior impatto. Imposta la 2FA TOTP come obbligatoria sui progetti di amministrazione e sui ruoli privilegiati, con un periodo di grazia per l'enrolment: chi non si mette in regola entro la scadenza può essere disattivato. In LoginMaster, una volta che un utente ha attivato il secondo fattore, nessun amministratore può disattivarlo: è il controllo che chiude l'ingegneria sociale verso l'helpdesk. Il dettaglio operativo è nella guida a TOTP e accesso condizionale sulle app interne.

Fase 2 (giorni 30-90) — Privilegio minimo e segmentazione dell'identità

Il modello dei ruoli: negazione di default, per tenant e per progetto

Il privilegio minimo fallisce quasi sempre per lo stesso motivo: si parte dai permessi che le persone hanno oggi e si prova a toglierne. Il metodo che regge è l'opposto: ogni ruolo nasce con zero permessi e ne riceve solo quelli giustificati da un'attività documentata. Tre regole di disegno:

  1. 1Ruoli legati al progetto, non globali: 'operatore' del progetto fatturazione non è 'operatore' del progetto produzione. In LoginMaster i ruoli vivono nel contesto di tenant e progetto, e un utente collegato a un solo progetto non vede gli altri.
  2. 2Separazione dei compiti esplicita: chi approva un pagamento non lo esegue, chi gestisce gli utenti non amministra le chiavi. Elenca le coppie di ruoli incompatibili e verificale a ogni assegnazione.
  3. 3Pochi ruoli, ben nominati: un modello con più ruoli che persone è un modello che nessuno ricertificherà mai.
Ruolo (esempio)ContestoPermessi2FASessione
Amministratore tenantTenantGestione progetti, policy e utenti; nessun accesso a password, email o secondo fattore degli utentiObbligatoriaBreve
Amministratore di progettoSingolo progettoConfigurazione del progetto, ruoli del progettoObbligatoriaBreve
OperatoreSingolo progettoOperazioni applicative, nessuna gestione utentiObbligatoria sui progetti criticiMedia
Sola letturaSingolo progettoConsultazioneOpzionaleLunga sui progetti non critici
Consulente esternoUn progetto, a tempoRistretti all'incaricoObbligatoriaBreve

Un dettaglio che fa la differenza in audit: in LoginMaster l'amministratore non è onnipotente. Nessun amministratore può leggere o impostare la password, l'email o il secondo fattore di un utente, e il recupero dell'accesso passa da un recovery code in mano all'utente più una richiesta approvata. È privilegio minimo applicato anche a chi gestisce la piattaforma. Il limite dichiarato: senza reset amministrativo, il recupero di un account è più lento. I dettagli sono su governance degli accessi.

Accesso condizionale: la tabella segnale → decisione

Zero Trust chiede che ogni accesso sia deciso da una policy. La domanda pratica è quali condizioni la policy usa. In LoginMaster il rischio è espresso da policy statiche e dichiarate su tenant, progetto e ruolo — 2FA TOTP disabilitata, opzionale o obbligatoria, più i parametri di sessione e di blocco — non da un punteggio di rischio calcolato in tempo reale: ogni decisione è spiegabile e verificabile in audit. Ecco cosa si configura oggi:

Policy configurataCondizioneDecisione
Progetto + ruoloRuolo privilegiato su un progetto criticoStep-up TOTP obbligatorio, anche con sessione SSO già attiva
Progetto + ruoloRuolo di sola lettura su un progetto non criticoConsenti; 2FA opzionale
Stato dell'enrolment 2FAPolicy obbligatoria, periodo di grazia scaduto senza enrolmentNega / disattiva l'utente
Dominio emailDominio non autorizzato alla registrazione nel tenantNega la registrazione
Provider SSOProvider non abilitato per il progettoNega il login con quel provider
Tentativi fallitiSoglia superata nella finestra temporaleBlocco temporaneo dell'account
Età della sessioneDurata massima del progetto superataNuova autenticazione
Contesto del tokenToken emesso per un altro tenant o progettoNega: la validazione crittografica fallisce
Stato del tokenSessione revocata (logout, offboarding)Nega: token in blacklist lato server

Per rendere le policy revisionabili conviene scriverle come matrice prima di configurarle. L'esempio che segue è pseudocodice illustrativo, non il formato di configurazione del prodotto:

Matrice di policy (pseudocodice)
tenant: acme
progetti:
  console-deploy:   { criticita: alta,  sessione: 15m, tentativi_max: 5 }
  fatturazione:     { criticita: alta,  sessione: 1h,  tentativi_max: 5 }
  wiki-interno:     { criticita: bassa, sessione: 8h,  tentativi_max: 10 }
regole_2fa:
  - se: criticita == alta            allora: obbligatoria
  - se: ruolo in [admin, approvatore] allora: obbligatoria
  - altrimenti:                       opzionale
registrazione:
  domini_autorizzati: [acme.it]
sso_abilitati: [entra-id]
periodo_grazia_enrolment: 14d

Segmentazione al livello di identità: chiavi per tenant e per progetto

La microsegmentazione di rete separa i flussi; la segmentazione crittografica dell'identità separa le fiducie. In LoginMaster ogni tenant e ogni progetto ha chiavi proprie e ogni token è firmato due volte (RS256), da Tenant e Cloud: un token emesso per il progetto A fallisce la validazione nel progetto B, e non per un controllo applicativo che qualcuno potrebbe dimenticare. È il principio "assume breach" applicato all'identità: la compromissione di un contesto non si propaga agli altri.

C'è un secondo livello, spesso trascurato: il fornitore dell'IAM. In molte piattaforme il vendor è implicitamente una parte fidata, perché custodisce gli hash delle credenziali e i dati personali. Nell'architettura Tenant-Cloud di LoginMaster i dati personali restano sul tenant del cliente e il Cloud opera solo su dati cifrati e pseudonimizzati; le password sono protette con Argon2 e split-salt fra Tenant e Cloud. Il fornitore, quindi, non può accedere alle identità che gestisce: è "never trust" esteso anche alla supply chain. Il meccanismo è spiegato in come funziona un IAM in cui il vendor non può leggere le password.

Identità non umane: servizi, dispositivi, agenti AI

Un programma Zero Trust che copre solo le persone lascia aperta la parte più numerosa delle identità. Le regole sono le stesse, con credenziali diverse:

  • Un'identità per ogni servizio, dispositivo o agente, mai condivisa: in LoginMaster il dispositivo è un tipo di soggetto distinto dall'utente, con credenziali proprie.
  • Chiavi API per il traffico server-to-server, revocabili singolarmente senza impattare le altre identità.
  • Supporto nativo ad AWS IoT con protocollo MQTT per i dispositivi, gestiti dallo stesso pannello di utenti e applicazioni.
  • Agenti AI con identità e permessi propri, mai con il token personale di uno sviluppatore: l'agente deve poter fare meno della persona per cui agisce, non di più.
  • Credenziali protette con Argon2id e split-salt e validate da token a doppia firma, isolate per tenant.

Approfondimenti: identità degli agenti AI, identità dei dispositivi IoT e la guida identità non umane: IoT, API key e agenti AI.

Fase 3 (giorni 90-180) — Ciclo di vita, revoca e misura

Joiner-mover-leaver come operazioni API

Il privilegio minimo si degrada con il tempo: le persone cambiano ruolo e accumulano permessi (il cosiddetto "privilege creep"). L'unico rimedio che scala è legare il ciclo di vita a eventi automatici.

EventoCosa deve succedereErrore tipico
Joiner (ingresso)Creazione dell'identità, collegamento ai soli progetti del ruolo, enrolment 2FA entro il periodo di graziaCopiare i permessi di un collega "simile"
Mover (cambio ruolo)Revoca dei permessi del ruolo precedente prima di concedere i nuoviAggiungere i nuovi permessi senza togliere i vecchi
Leaver (uscita)Tre passi distinti e verificati: rimozione dai progetti, revoca delle chiavi API, revoca delle sessioni attiveDisattivare solo l'account nella directory e lasciare sessioni e chiavi valide
Fine incarico esternoRimozione dal progetto senza toccare gli altri tenantAccount esterno lasciato attivo "per sicurezza"

In LoginMaster il provisioning e la revoca si automatizzano oggi tramite REST API e SDK TypeScript e .NET. All'offboarding cancellare il soggetto non basta: la procedura deve revocare come passi distinti accessi ai progetti, chiavi API e sessioni attive, e verificare ciascuno. La revoca delle sessioni è applicata lato server tramite blacklist dei token, quindi una sessione revocata smette davvero di essere valida. Con la federazione Entra ID / Google Workspace, un utente disattivato nella directory non riesce più ad autenticarsi. Il provisioning via SCIM 2.0 e i webhook di lifecycle sono in roadmap: lo schema di integrazione con il sistema HR è nella guida provisioning e ciclo di vita via REST API e SDK e su provisioning degli utenti.

Ricertificazione periodica degli accessi

Una volta al trimestre per i ruoli privilegiati, una volta all'anno per gli altri, il responsabile di ogni applicazione conferma o revoca i privilegi delle persone e delle identità non umane del proprio progetto. La ricertificazione funziona solo se il modello dei ruoli è piccolo e se il responsabile vede i dati giusti: chi ha il ruolo, da quando, ultimo accesso. È l'evidenza che ISO/IEC 27001 (controllo 5.18) e NIS2 si aspettano di trovare.

Visibilità: eventi di identità e SIEM

Il settimo principio NIST chiede di raccogliere informazioni per migliorare la postura. Il connettore SIEM nativo di LoginMaster (Syslog CEF su TLS, verso Splunk, QRadar, Sentinel o Elastic) è in roadmap: finché non è disponibile, l'inoltro degli eventi di identità al SIEM va pianificato come lavoro di integrazione dedicato, e conviene concordarlo con il fornitore prima di impegnarsi su una data di audit. Quali eventi servono e come mapparli ai controlli è nella guida log di accesso per ISO 27001 e SIEM; lo stato aggiornato di ogni funzione è su chi siamo.

I KPI da misurare (prima, durante e dopo)

Senza misure, lo Zero Trust resta una dichiarazione d'intenti. Questi indicatori vanno misurati alla fine della fase 1 come baseline e poi ogni mese; gli obiettivi sotto sono indicazioni di direzione, da tarare sulla tua organizzazione, non risultati garantiti.

KPICome si calcolaDirezione attesa
Copertura MFAAccount attivi con 2FA attiva / account attiviVerso il 100% sui ruoli privilegiati
Account amministrativi permanentiNumero di account con privilegi amministrativiIn calo, nessun account admin condiviso
Account orfaniAccount senza responsabile o senza accessi negli ultimi 90 giorniIn calo, verso zero
Tempo medio di deprovisioningTempo fra l'uscita registrata in HR e la revoca effettiva di sessioni e chiaviDa giorni a minuti
Applicazioni dietro il punto di decisioneApplicazioni integrate con l'IAM / applicazioni totaliIn crescita, prima le critiche
Credenziali condiviseChiavi API o account usati da più di un servizio o personaVerso zero
Esito della ricertificazionePrivilegi revocati / privilegi rivistiAlto all'inizio, poi in calo

Gli errori che fanno fallire il progetto

  • Partire comprando un prodotto di rete prima di sapere chi accede a cosa.
  • Applicare la MFA a tutti con la stessa intensità: l'attrito spinge le persone a cercare scorciatoie. La MFA per policy concentra il costo dove c'è il rischio.
  • Lasciare ai fornitori di SaaS e IAM un accesso implicito ai dati: un vendor che può leggere le credenziali è una parte fidata non dichiarata.
  • Dimenticare le identità non umane, che sono spesso più numerose di quelle umane e non fanno mai logout.
  • Considerare il progetto concluso: senza ricertificazione e KPI il privilegio minimo torna privilegio massimo in un anno.
  • Dichiarare supportate funzioni che non lo sono: in selezione chiedi sempre cosa è disponibile oggi e cosa è in roadmap.

Come LoginMaster si colloca nell'architettura

Componente Zero TrustCon LoginMasterStato
Policy Decision Point per l'identitàAutenticazione via SDK TypeScript / .NET e REST API, policy statiche per tenant, progetto e ruoloDisponibile
Federazione con la directory aziendaleSSO con Microsoft Entra ID e Google Workspace (OAuth 2.0 / OIDC)Disponibile
Autenticazione forte2FA TOTP per progetto: disabilitata, opzionale, obbligatoria; non disattivabile dagli adminDisponibile
Segmentazione dell'identitàChiavi per tenant e progetto, token a doppia firmaDisponibile
Vendor non fidatoArchitettura Tenant-Cloud, Argon2id con split-saltDisponibile
Identità non umaneSoggetti device, chiavi API, AWS IoT / MQTTDisponibile
Ciclo di vitaREST API, SDK TypeScript e .NET, revoca delle sessioni lato serverDisponibile
Provisioning SCIM 2.0 e webhook di lifecycle—In roadmap
Federazione SAML 2.0—In roadmap
Connettore SIEM nativoSyslog CEF su TLSIn roadmap
Passkey native (FIDO2 / WebAuthn)—In roadmap

LoginMaster è una piattaforma IAM e CIAM europea, progettata e sviluppata in Italia, con prezzo flat per tenant e progetti e utenti illimitati: estendere lo Zero Trust a clienti, partner e identità non umane non fa crescere il costo per utente. Per gli obblighi normativi collegati vedi conformità GDPR e NIS2, allineamento ISO 27001 e la guida NIS2 e gestione degli accessi; se gestisci sia dipendenti sia clienti finali, la distinzione è in IAM vs CIAM.

Domande frequenti

Dall'identità. Il primo passo è l'inventario di tutte le identità umane e non umane e dei loro privilegi, il secondo è portare il login di ogni applicazione su un unico punto di decisione (una piattaforma IAM integrata via SDK o REST API, con SSO verso la directory aziendale), il terzo è imporre la MFA sugli account privilegiati. Rete ed endpoint vengono dopo, quando sai chi deve accedere a cosa.

Un piano realistico per il pilastro Identity è di circa 180 giorni in tre fasi: 0-30 giorni per inventario, login centralizzato e MFA sugli amministratori; 30-90 per modello dei ruoli con privilegio minimo e identità non umane; 90-180 per automatizzare joiner-mover-leaver, ricertificazione e KPI. L'obiettivo onesto a sei mesi è lo stadio Advanced del CISA Zero Trust Maturity Model, non Optimal.

Il NIST SP 800-207 definisce lo Zero Trust con sette principi e un'architettura in cui un Policy Decision Point decide e un Policy Enforcement Point applica la decisione davanti a ogni risorsa. Nell'approccio identity-driven il Policy Decision Point è in gran parte la piattaforma IAM: l'accesso è concesso per sessione, deciso da policy dinamica e verificato prima di ogni accesso, indipendentemente dalla rete.

Ogni ruolo nasce con zero permessi e riceve solo quelli giustificati da un'attività documentata; i ruoli sono legati al singolo progetto e non globali; le coppie di ruoli incompatibili sono elencate e controllate a ogni assegnazione; le sessioni sono più brevi nei contesti critici; i privilegi vengono ricertificati periodicamente dai responsabili delle applicazioni. In LoginMaster i ruoli vivono nel contesto di tenant e progetto.

Policy statiche e dichiarate su tenant, progetto e ruolo: obbligatorietà della 2FA TOTP (disabilitata, opzionale, obbligatoria) con periodo di grazia per l'enrolment, durata della sessione, soglia di tentativi falliti prima del blocco, provider SSO abilitati e domini email autorizzati alla registrazione. Non calcola un punteggio di rischio in tempo reale e non valuta geolocalizzazione, IP o postura del dispositivo: quei segnali vanno applicati a livello di rete o endpoint.

Dovrebbe. Se il vendor dell'IAM custodisce i dati personali e gli hash delle credenziali, è una parte fidata implicita. Con l'architettura Tenant-Cloud di LoginMaster i dati personali restano sul tenant del cliente, il Cloud opera solo su dati cifrati e pseudonimizzati e le password sono protette con Argon2id e split-salt: il fornitore non può accedere alle identità che gestisce.

Con un'identità e una credenziale dedicate per ciascuno, mai condivise, permessi limitati al progetto e revoca indipendente. In LoginMaster il dispositivo è un tipo di soggetto distinto dall'utente, il traffico server-to-server usa chiavi API revocabili singolarmente e i dispositivi sono supportati nativamente su AWS IoT con MQTT. Un agente AI deve avere permessi propri, non il token personale di uno sviluppatore.

Copertura MFA sugli account attivi e sui ruoli privilegiati, numero di account amministrativi permanenti, account orfani, tempo medio fra l'uscita registrata in HR e la revoca effettiva di sessioni e chiavi, quota di applicazioni integrate con l'IAM, credenziali condivise ed esito delle ricertificazioni. Vanno misurati come baseline alla fine della prima fase e poi ogni mese.

Non ancora: provisioning SCIM 2.0, webhook di lifecycle e connettore SIEM nativo (Syslog CEF su TLS) sono in roadmap. Oggi provisioning e revoca si automatizzano via REST API e SDK TypeScript e .NET, con la revoca di accessi ai progetti, chiavi API e sessioni come passi distinti; l'inoltro degli eventi a Splunk, QRadar, Sentinel o Elastic va pianificato come integrazione dedicata finché il connettore non è disponibile.

Sì. L'art. 21 della NIS2 chiede misure su controllo degli accessi e autenticazione a più fattori, e ISO/IEC 27001:2022 dedica i controlli 5.15-5.18 a controllo degli accessi, identità, informazioni di autenticazione e diritti di accesso e l'8.5 all'autenticazione sicura. Un programma Zero Trust basato sull'identità produce proprio le evidenze richieste: policy dichiarate, MFA, revoche tracciate e ricertificazioni.

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